9 febbraio 2004

Politiche attive per dare soluzioni definitive al "problema casa"
Non basta il mercato per far trovare a tutti un'abitazione
di Mirco Gastaldon

Nel discutere i programmi sul futuro del nostro paese le espressioni politiche e sociali impegnate a definirne un progetto dovranno affrontare anche il problema casa.
Cadoneghe nel 1981 contava 10.712 abitanti, oggi essi sono 15.147. I cittadini stranieri residenti, al 31 dicembre 2002, erano 355, il 2,5 per cento della popolazione. Alla luce di questi dati è importante compiere una valutazione dei fabbisogni abitativi, individuando le priorità, lavorando sui programmi di alienazione di immobili agli stessi inquilini (che diversamente potrebbero non trovare risposta nel libero mercato), reinvestendo in nuovi alloggi di Edilizia residenziale pubblica, al fine di fornire nuova risposta alle domande oggi inevase (60 sono le richieste di alloggio non accolte nell'ultimo bando di assegnazione).
A Cadoneghe il veloce aumento dei prezzi di acquisto di una unità abitativa è stato conseguenza del forte squilibrio tra domanda e offerta. La domanda è alimentata in larga misura dal costante deflusso della popolazione dalla città verso i comuni minori (Padova nel 1981 contava 234.000 abitanti, al 31 dicembre 2003 circa 208.000).
Ma anche a Cadoneghe, come in tutta la provincia, stenta a decollare il canone concordato. Segno che le agevolazioni fiscali non compensano il canone più basso rispetto ai valori del reale mercato dell'affitto.
Per questa composita domanda, sono necessarie risposte articolate che non si esauriscano nell'intervento esclusivamente pubblico. Cadoneghe risponde con la costante proposta di alloggi Erp (775 sono oggi gli alloggi Peep, di questi 171 sono in locazione attraverso l'Ater), continua nell'opera di completamento dei Peep (inizierà nel 2004 la costruzione di 36 unità a Bagnoli, 20 alloggi Ater sono stati assegnati in locazione nell'ultimo anno dopo la loro costruzione). Ma servono anche nuove risposte:
- rilanciare forme di finanziamento di acquisto (e non di affitto);
- incentivare i privati proprietari a favorire gli inquilini con nuovi strumenti di recupero ed autorecupero delle aree degradate: le famiglie domandano risposte sulla casa ma a fronte di certezze, parte di queste è in grado di provvedere da sola al recupero dell'alloggio (lavori a scomputo dell'affitto);
- interessare privati ed imprenditori a realizzare nuove unità da vendere a prezzo concordato ai dipendenti;
- nuove iniziative per ottenere finanziamenti da finalizzare non al contributo in conto affitto ma al contributo in conto acquisto: si può chiedere il massimo impegno alle famiglie se questo è finalizzato a soluzione certa a tempo indeterminato; altra cosa è la spesa continua per l'affitto per loro e per l'Amministrazione attraverso i soli contributi assistenziali.
Vanno ricercate soluzioni senza creare un costo perpetuo per il Comune o, peggio ancora, rafforzare politiche finalizzate solo al mantenimento del mercato dell'affitto o dell'espansione di nuova residenza, rompendo così la logica che porterebbe ad espellere dal nostro paese le famiglie che vivono di modesti salari.

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