di Tino Bedin
Quasi dovunque l'urbanistica di Cadoneghe "racconta" i suoi abitanti, i loro bisogni, le loro speranze. Solo in anni recenti parti di territorio sono stati trasformati indipendentemente da chi vi avrebbe abitato. Si tratta di episodi che restano in buona parte estranei al volto di Cadoneghe; nessuno ne farebbe una cartolina. Preferisco via Gramsci. "Amare" è verbo impegnativo per un territorio; diciamo che me ne sento parte.
Via Gramsci non sarà particolarmente bella, ma è viva
La strada dalla chiesa di Mejaniga all'incrocio della Castagnara, con le vie che vi confluiscono, è la parte di Cadoneghe in cui riconosco di più la mia comunità. Non è particolarmente bella.
Edificio dopo edificio disegna però una città ideale per vivere: mostra infatti come le case nascono, crescono, si modificano seguendo la vita delle persone. L'abitare, il comprare, il produrre, il ritrovarsi si alternano e si compenetrano sia nello spazio sia nel tempo che è stato necessario perché Cadoneghe assumesse questo suo volto.
L'amministrazione comunale ha un proprio ruolo sia di regolatore che di attore in un tessuto urbano che tenga conto della vita delle persone.
Le regole aiutano a continuare in questa trasformazione senza eccessive sovrapposizioni esterne, in modo che ogni abitante si senta sempre a casa propria.
Gli interventi comunali devono seguire la propensione espressa dai cittadini con le loro scelte urbanistiche: investire sulla vita delle persone, considerando elementi di ricchezza (e non di costo) l'asilo-nido e la parrocchia, la casa anziani e la biblioteca; mettendo come elemento essenziale di ogni sviluppo il lavoro.
Credere nel lavoro da cui siamo cresciuti
Recentemente l'amministrazione comunale ha completato, sulla carta, i confini della zona industriale di Cadoneghe. Non si tratta solo di una pur rilevante scelta urbanistica. È l'indicazione che Cadoneghe non si rassegna al declino industriale, proprio nel momento in cui sulla storica area delle Officine Breda si costruiscono residenze e nel momento in cui le Officine Parpas soffrono difficoltà di mercato. Il lavoro industriale che è la storia e l'urbanistica di Cadoneghe deve essere anche il suo futuro.
La sfida è ora di collegare le aree industriali di Cadoneghe, Campodarsego e Vigodarzere e di realizzare un distretto produttivo, abbastanza grande da realizzare economie di scala e da rendere possibile il "marketing territoriale", ma anche sufficientemente piccola da non accrescere la mobilità indotta, anzi da ridurla, specialmente se progettato utilizzando la linea ferroviaria che già serve sia Vigodarzere che Campodarsego.
Un ponte urbano rispettoso dell'ambiente
La conseguenza di questi investimenti dovrebbe essere un aumento del tempo di vita a Cadoneghe per coloro che vi abitano. Più ore da vivere a Cadoneghe, oltre il lavoro, oltre lo studio, oltre la cura familiare, diventano più comunità e quindi più sicurezze, più partecipazione.
Oggi una parte di questo tempo condiviso è "consumato" dalla difficoltà di spostamento.
Se devo scegliere un'opera di cui Cadoneghe ha bisogno, non ho dubbi nell'indicare un nuovo ponte sul Brenta. Non un ponte "calato dall'alto", come quello che incombe sul centro di Cadoneghe Sant'Andrea. Il ponte che serve oggi a Cadoneghe è un ponte urbano, progettato per le auto ma anche per le biciclette e per i pedoni, in modo che il Brenta sia non un confine ma un punto di aggregazione tra Cadoneghe e Torre. Le strade di accesso non devono "portar via" da Cadoneghe le persone, ma portare il Brenta nel cuore di Cadoneghe, rispettando l'ambiente naturale e quello urbanistico.
E il volto di Cadoneghe continuerà a modificarsi, adattandosi alla vita delle persone.