3 febbraio 2003

L'alternativa alla privatizzazione dei bisogni
Il municipio solidale
Sulla "tradizione" di Cadoneghe si innestano innovative forme
di sostegno comunitario alla crescita individuale e alle difficoltà familiari

di Tino Bedin

Ho avuto molte ragioni per votare contro la Legge Finanziaria del ministro Tremonti e del suo presidente del Consiglio. Quando in Senato ho premuto in pulsante rosso avevo in mente anche Cadoneghe, i suoi cittadini, la sua amministrazione comunale. Qui a Cadoneghe, per esempio, l'Ici sulla propria casa è stata resa accettabile e in larga misura eliminata con una scelta di giustizia fiscale; il governo invece "risolve" l'Ici con il condono, che è una grande ingiustizia per tutti i cittadini che hanno pagato e per i cittadini che attraverso il sistema fiscale si aspettano servizi e sostegni dal proprio Comune.
Togliere soldi ai Comuni, come sta facendo sistematicamente l'attuale governo, significa togliere direttamente i soldi dalle tasche delle persone, dai portafogli delle famiglie: e non perché i Comuni aumentino per proprio conto la pressione fiscale (Cadoneghe non lo ha fatto e non lo farà neppure per il 2003), ma perché i Comuni potranno dare meno risposte ad alcuni bisogni sociali, specifici delle loro comunità. Di taglio in taglio il governo vuol trasformare i Comuni in sportelli amministrativi e burocratici; esattamente il contrario della loro storia, del federalismo.
È esattamente il contrario anche delle attese dei cittadini. Secondo una recente ricerca, per i cittadini la "città ideale" è quella che mette ai primi due posti: la difesa delle tradizioni e la solidarietà. Sono due obiettivi che non possono essere programmati dall'alto, che non si misurano sul prodotto interno lordo, che richiedono grande autonomia di scelta da parte dei sindaci e quindi anche risorse economiche adeguate.
Per Cadoneghe, ad esempio, la "difesa delle tradizioni" in buona parte coincide con la "solidarietà": se "tradizione" è quello che lega una comunità, essa si esprime a Cadoneghe in una serie di scelte e di servizi sia comunali che comunitari che hanno reso e rendono aperto, mobile, accogliente il nostro Comune. Mi pare che su questa tradizione si possa agevolmente innestare il nuovo compito degli enti locali: essere protagonisti del welfare municipale. Se scelte politiche del governo nazionale riducono e trasformano lo Stato sociale, appare chiaro che innovative forme di sostegno comune sia alla crescita individuale che alle difficoltà familiari non possono che essere ideate e guidate dal Comune. L'alternativa alla privatizzazione dei bisogni e alla diffusione dell'assistenza - che è la strada scelta dal centrodestra - è la comunitarizzazione delle risposte, con il Comune che diventa punto di riferimento per il terzo settore e per le organizzazioni no-profit.
Lo strumento per queste risposte è il "bilancio partecipativo", costruito con il contributo diretto dei cittadini alle scelte del Comune. Ma anche questo strumento non deve essere impoverito dallo Stato, altrimenti si prenderebbe in giro le persone. Il mio voto contrario alla Finanziaria è stato anche un rispetto alle persone di Cadoneghe.

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