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Investire i cittadini di un progetto che li riguarda direttamente
Il modo con cui il dibattito è ripreso in questi mesi lascia infatti intuire che alla fine delle pagine dei giornali, alla fine dei convegni, alla somma dei conti da pagare agli studiosi, i cittadini si ritrovino nella situazione di oggi. E la situazione di oggi è questa: "Lo sviluppo che ha interessato la parte centrale della provincia ha determinato incrementi notevoli nelle politiche insediative, sia residenziali che produttive. A fronte dei processi di crescita di un'area che, con i suoi oltre 300.000 abitanti, ha assunto la fisionomia di una vera e propria area metropolitana, sono però fino ad oggi mancate esperienze non isolate di governo unitario. I tentativi di programmazione fino ad oggi tentati (dal Purgi della fine degli anni '60 ai più recenti) hanno fino ad oggi dato scarsi risultati". La citazione è dal "Progetto strategico per la provincia di Padova", redatto dall'amministrazione provinciale. Che non ci sia molto da sperare lo lascia intuire la stessa Provincia. Invece di invocare le riforme federali della Costituzione o la competizione nella globalizzazione (come fanno altri attori di questo tema) essa si accontenterebbe che ci si mettesse d'accordo su qualcosa, senza obbligo, spontaneamente. Cito ancora questo "Progetto strategico": "L'azione prevede, attraverso un accordo volontario, la costruzione di una sede permanente di definizione e gestione di politiche comuni, a scala sovracomunale. Le principali politiche che dovrebbero essere prioritariamente gestite a livello metropolitano sono le seguenti: il piano delle infrastrutture, il piano urbanistico, il piano dei trasporti, il piano dei servizi alla persona e quello dei servizi alle imprese". Rassicuro i cittadini di Cadoneghe: il "Progetto strategico per la provincia di Padova" non è tutto così sul piano dei progetti (e neanche del linguaggio). C'è di meglio in altri settori. Meno preoccupati, in linea generale, possiamo fare qualche osservazione su questa "azione metropolitana" della Provincia. Innanzi tutto non mi pare che sia ragionevolmente praticabile una strada diversa dall'accordo volontario. Vorrei vedere che qualche comune fosse "costretto" a stare con qualche altro! Poiché gli esperti che hanno studiato questo "Progetto" e i politici che l'hanno lanciato sono troppo accorti, evidentemente qui si vuol far camminare un'altra ipotesi rispetto a quelle correnti: l'ipotesi del "chi ci sta, ci sta". Ipotesi rischiosa sul piano programmatorio: un sistema funziona se ha le dimensioni per essere sistema, non se nasce dal caso o dalle circostanze. Ed è rischiosa anche sul piano istituzionale: chi è più forte potrebbe essere indotto a creare condizioni perché qualcuno "ci stia" e qualche altro… spontaneamente rinunci. Qui parte la seconda osservazione. L'amministrazione provinciale è per sua natura già un ente sovracomunale, ha già competenze (ed altre possono arrivarle se la regione Veneto interpreta correttamente il federalismo costituzionale). Di questo nulla il "Progetto strategico" dice. Eppure la Provincia potrebbe avere da "temere" da un'area metropolitana forte. Anche la parte della provincia di Padova non compresa nell'area metropolitana ha bisogno di un progetto che non la emargini. Non a caso, contemporaneamente al dibattito sulla Grande Padova è ripreso rumorosamente il dibattito su nuove province venete, come quella di Bassano o quella di Legnago. Insomma, sarebbe utile che la Provincia dicesse cosa ci mette di suo per realizzare questo obiettivo. Un obiettivo - ed è la terza osservazione - che non può essere solo del "fare" meglio, con minori costi da parte degli enti locali. L'obiettivo è quello di "essere" meglio: cioè di creare un luogo della sovranità popolare più adeguato ad alcuni diritti nuovi ormai irrinunciabili (quello all'ambiente e alla mobilità, per citarne due facilmente comprensibili) e un luogo della "concertazione" tra vita e lavoro (residenzialità, occupabilità, imprenditorialità, formazione continua) più ricco di contenuti e quindi di risposte alla sfida globale. Quelli che cita il "Progetto strategico" della provincia di Padova sono solo strumenti di questo ampliamento della sovranità popolare, non i suoi contenuti. Per questo ho detto all'inizio che forse è ora di affidare il progetto della Grande Padova ai suoi possibili cittadini. Ma la condizione è appunto questa: che essi siano chiamati a progettare qualcosa che rafforzi il loro potere nei confronti della modernità e non che affidi ad enti più grandi la loro vita. Altrimenti si terranno il loro municipio e il loro sindaco: per quanto "poco moderni" sono comunque a portata di mano. |