25 marzo 2002

Anche la Provincia ripete l'errore sul capolinea del metrobus
Quando arriva a Pontevigodarzere il traffico ha già fatto danni
Va fermato prima del collo di bottiglia del ponte sul fiume. Anche per rivalutare il ruolo urbano del Brenta e del Muson
di Tino Bedin

Tino Bedin
Tino Bedin
L'area metropolitana di Padova si governa ad una condizione: che il suo scopo dichiarato o sottinteso non sia quello di risolvere solo i problemi della città di Padova. L'Intesa civica Il Ponte lo sostiene fin dalla sua costituzione: se si vuole realizzare non una "Padova grande" ma la "Grande Padova" bisogna assumere nuovi confini rispetto al Brenta (tanto per restare nella zona che interessa Cadoneghe). Purtroppo, dopo anni di dibattiti che l'Intesa civica per Cadoneghe ha tenuto vivi (prima sul ponte da realizzare sul Brenta, poi sul tram e il suo capolinea), questa idea non è ancora patrimonio condiviso.
L'amministrazione provinciale di Padova ha prodotto nel mese di gennaio una proposta di discussione per un "Progetto strategico per la provincia di Padova", che in queste settimane è oggetto di una serie di iniziative di confronto. Si tratta di un progetto articolato, in molti punti apprezzabile e che quindi non intendo qui valutare nel suo insieme.
Mi soffermo su un punto specifico: per quanto riguarda le "nuove linee di trasporto su sede fissa per migliorare l'accessibilità della città di Padova", l'amministrazione provinciale ripete pari-pari l'errore della giunta Destro di Padova: il capolinea del metrobus sia a Pontevigodarzere.
Era - lo ricordo - l'idea iniziale del tram predisposta dal sindaco di Padova Flavio Zanonato, ma l'amministrazione di centro-sinistra aveva successivamente perfezionato il progetto valutando positivamente le indicazioni dell'Intesa civica Il Ponte e dell'amministrazione comunale di Cadoneghe: spostare il capolinea del tram oltre il Brenta (noi abbiamo anche indicato nell'area ex-Grosoli la collocazione del capolinea). Fatto cadere il progetto (e quasi sicuramente anche il finanziamento) del tram, la giunta di centro-destra di Padova è ritornata dentro i suoi confini.
Questo è comprensibile - anche se irragionevole - da parte del Comune di Padova, meno da parte dell'amministrazione provinciale, che per sua natura è chiamata - e vuole farlo - a governare aree più vaste. Nel caso del metrobus la Provincia rinuncia in partenza al suo ruolo, anzi esclude anche altri attori: prevede infatti che i protagonisti dell'operazione siano il Comune di Padova, il ministero delle Infrastruture e l'Aps.
Proprio le giustificazioni che il progetto della Provincia dà a questa soluzione ne indicano paradossalmente i limiti. "L'innesto delle due stazioni di testa della nuova linea in corrispondenza delle tangenziali - dice il progetto, riferendosi ai capolinea di Pontevigodarzere e Guizza - risponde all'obiettivo di favorire l'incremento di offerta di trasporto di massa, con conseguente riduzione dei traffici di attraversamento e di uso passivo della sosta nelle aree centrali. L'opera prevede la contestuale realizzazione di aree di interscambio fra veicoli privati e il nuovo sistema".
Ecco il punto: tutto è visto in funzione del Comune di Padova, anzi nemmeno: in funzione dell'area centrale di Padova. Le conseguenze di questo intervento sul resto del territorio non sono valutate e quindi affrontate. Se il progetto funzionerà (ma noi abbiamo forti dubbi anche su questo, vista la brevità del tragitto tra Pontevigodarzere e il centro di Padova), si concentrerà su Pontevigodarzere, a prima ancora sulla Castagnara e sulla via principale di Vigodarzere con imbottigliamento tra il ponte sul Muson e quello sul Brenta, una grande massa di veicoli, attratti appunto dal parcheggio scambiatore. Credo sia evidente che i fruitori dell'eventuale metrobus non sarebbero in prevalenza gli utilizzatori delle tangenziali, ma i residenti a nord del capolinea che vi arrivano dalle strade normali. Io credo che saranno per primi i cittadini di Padova che abitano a Pontevigodarzere i principali alleati di Cadoneghe nel ribadire che la soluzione va portata oltre il Brenta. La soluzione da noi indicata consente di captare il traffico prima che si imbottigli sul ponte sul Brenta, lo suddivide perché ha accessi sia a Cadoneghe che a Vigodarzere che a Pontevigodarzere. Aumenta il percorso e quindi il vantaggio, in termini di tempo, del mezzo pubblico.
Non ultimo, ma fondamentale per chi crede nella "Grande Padova" ma è ostile alla "Padova grande", questa soluzione consente di ridurre il traffico in un'area di grandi potenzialità urbane ed ambientali quale è quella costituita dalla foce del Muson nel Brenta. Si tratta di un'area certo molto "usata" sia dal punto di vista industriale che residenziale, tuttavia essa si presterebbe a veder rimessi al proprio centro i due fiumi e progressivamente accompagnata ad essere uno dei punti di qualità della Grande Padova, in un ideale triangolo che unisca le chiese di Mejaniga, Vigodarzere e Pontevigodarzere.
L'Intesa civica Il Ponte lo ritiene possibile. Sicuramente l'amministrazione comunale di Cadoneghe farà la sua parte e ci auguriamo trovi idee e collaborazioni nell'amministrazion comunale di Vigodarzere, nel consiglio di quartiere di Pontevigodarzere. Credo che anche l'amministrazione provinciale di Padova - a conclusione del confronto in atto - saprà rivedere la propria proposta e fare entrare come attori di questo progetto tutti coloro che sono già oggi protagonisti.

stampa