Egregio Signor La Rosa,
comincio dai "sacri palazzi romani" perché sono il luogo principale del mio servizio politico. Proprio ieri ho presentato un'interrogazione per sostenere la battaglia di alcuni sindaci e di numerosi cittadini della Bassa padovana per l'interramento di un elettrodotto ancora da costruire. Convengo quindi con lei sulla necessità di ridiscutere con l'Enel, in quanto società di distribuzione, o nel caso di Cadoneghe con le Ferrovie dello Stato per la loro linea elettrica, tutte le situazioni che nel tempo si sono creare e che oggi non sono più sopportabili, sia per le aumentate conoscenze scientifiche, sia per l'applicazione di quel principio di precauzione che giorno dopo giorno si dimostra sempre più una saggia norma di comportamento delle istituzioni.
Purtroppo devo segnalare che il governo non ha ancora acquisito questa mentalità. Proprio in tema di produzione e distribuzione di energia elettrica la maggioranza di centro-destra ha dato il via libera ad un decreto (il cosiddetto decreto "sblocca centrali") che di fatto espropria i sindaci dalla possibilità di interpretare e rappresentare le preoccupazioni dei cittadini che si vedono scaraventati addosso insostenibili campi elettromagnetici: questo in nome dello… sviluppo e dell'efficienza. Ho l'impressione che alla fine questo decreto del governo darà molto lavoro agli avvocati e ai giudici amministrativi, facendo spendere soldi alle famiglie e alle istituzioni in ricorsi ma non farà aumentare la produzione italiana di energia elettrica.
Senza fare della polemica politica e nemmeno della filosofia, bisognerà infatti prendere finalmente atto che l'idea di "sviluppo" è oggi cambiata.
Ciò vale anche per Cadoneghe storica. Questa parte del comune di Cadoneghe è stata a lungo "ferma", o meglio "fermata" da situazioni prevalentemente private. Ora è una delle aree in maggiore trasformazione. Ma proprio perché questa trasformazione avviene ora, essa deve essere governata meglio di quanto non si sia fatto in passato. Alcune difficoltà e conseguenze dell'aumento di abitazioni e quindi di abitanti erano facilmente prevedibili e lo sviluppo va quindi accompagnato dalla gestione puntuale delle difficoltà. Lei ne accenna alcune. Credo di poterle condividere tutte, tranne l'ultima: le "future esigenze del quartiere" mi paiono presenti all'attuale amministrazione. Il problema però non è la "stima delle esigenze", ma il loro soddisfacimento al momento giusto e non quando sono diventate un problema.
Cito un punto per tutti: il collegamento di Cadoneghe storica con la nuova Statale del Santo andava non solo progettato ma realizzato in tempi tali da essere utilizzabile nel momento stesso in cui la nuova Statale è stata aperta. Questo significa "governare lo sviluppo" e non scaricare il peso dello sviluppo sui cittadini. Ora l'attuale amministrazione comunale anche su questo punto mi sembra intenzionata a dare una risposta rapida.
Potrei continuare con altri temi che lei cita. Ma l'esempio che ho fatto dice chiaramente quale è la mia concezione del ruolo del comune e di come si governi lo sviluppo.
La condizione per farlo è contenuta - anche se non espressa - nella sua lettera: il dialogo continuo, magari spigoloso ma non antagonista, tra amministratori e cittadini. Con una precisazione: è compito di chi è stato eletto non solo accettare questo dialogo, ma promuoverlo. In questa maniera arriveremo tutti preparati alle elezioni municipali: il programma sarà il risultato di un confronto costante con i cittadini, le liste potranno essere ricche di persone che conoscono le situazioni e che sanno rendere conto ai concittadini. Il riferimento politico diventa dunque Cadoneghe. Certo, sapendo che i programmi per Cadoneghe si realizzano all'interno di un quadro istituzionale più ampio, nel quale non è indifferente chi governa.
È lo spirito - non sempre la pratica, certo - con cui fin dal 1995 l'Intesa civica Il Ponte cerca di vivere la vita di Cadoneghe. Anche questa "grande assemblea" di cittadini che teniamo aperta attraverso Internet è uno strumento per quel dialogo e per quell'obiettivo.
La ringrazio di collaborare, non da ora (e certo non solo qui), alla partecipazione dei cittadini. In questo spirito sono pronto ad incontrarmi con lei e con le persone che riterrà per ragionare su Cadoneghe o sull'Italia.
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