15 gennaio 2004

Le rotatorie come elemento urbanistico
Traffico "calmo" e aree verdi possono far rivivere i crocevia
Da risolvere la situazione di pedoni e ciclisti
Intervista a Tino Bedin di Barbara Codogno

Tino Bedin
Tino Bedin
"Le rotatorie possono essere qualcosa di più di un modo di regolare gli incroci", dice il senatore Tino Bedin. Per descrivere il futuro il parlamentare padovano recupera una parola antica, "crocevia": "Aree verdi e traffico calmo possono farli rivivere", si augura. Il senatore Bedin è soprattutto uno dei parlamentari che dedica maggiore attenzione alle questioni europee ed è dunque proprio dall'Europa che cominciamo il nostro colloquio.

Le rotatorie sono usate da tempo all'estero e con successo. Per l'Italia si è trattato di un adeguamento a indicazioni europee o piuttosto di una risposta inevitabile alle condizioni del traffico e all'inquinamento?
"Più che di "direttive" (non ci sono regole vincolanti in Europa su questa materia) parlerei di esperienze europee. L'Italia arriva a questo tipo di soluzione vent'anni dopo che la Francia ha iniziato a adottarla, soprattutto in ambiente urbano. Questo non vuol dire che siamo rimasti indietro: in questi vent'anni le città italiane hanno generalmente adottato la soluzione dei sensi unici, con lo scopo di evitare la svolta a sinistra (fra le cause più frequenti di incidenti) e di velocizzare il traffico e ridurre conseguentemente l'inquinamento. Ora si sono adottate anche le "rotatorie precedenza all'anello" che sono figlie di un'altra "filosofia", quella della "moderazione del traffico", cioè della riduzione della velocità media e della guida calma. Vedo che, come criterio generale, in provincia di Padova questa soluzione si aggiunge a quella precedente dei sensi unici e non la sostituisce: questo determinerà una sicurezza maggiore rispetto alla condizioni in altri paesi europei".

Quali sono i vantaggi reali derivanti dall'utilizzo di queste rotatorie?
"Non sono un tecnico e quindi comincio dall'ottica del cittadino. Il primo vantaggio è quello della sicurezza, sia rispetto ad un incrocio ordinario (quello munito di stop o di precedenza) che ad un incrocio gestito da semaforo.
Un altro vantaggio diretto per i cittadini (attraverso le tasse comunali) è il costo di una rotatoria rispetto ad un impianto semaforico. L'allestimento di una rotatoria costa, generalmente, meno di una semaforizzazione, ma soprattutto la rotatoria ha costi di gestione minimi, mentre un semaforo può costare dai 50 mila ai 250 mila euro l'anno. Questo secondo elemento di costo giustifica il "pensionamento anticipato" di molti impianti semaforici.
Sempre con riferimento alla qualità della vita dei cittadini, la rotatoria smaltisce più veicoli di un incrocio tradizionale e mette sullo stesso piano tutti i veicoli anche negli incroci regolati da semaforo, velocizzando in media lo smaltimento, soprattutto negli orari di scarso traffico o nella fasce di flusso monodirezionali".

In merito alla prevenzione del danno, lei è in grado di fornire alcune cifre? Sono diminuiti gli incidenti stradali?
"Non ci sono ancora delle statistiche generali a livello nazionale. Probabilmente nella fase di avvio delle "rotatorie precedenza ad anello" si è verificato statisticamente un aumento degli incidenti, ma si tratta di incidenti che al massimo hanno come conseguenza dei paraurti ammaccati. Statistiche ormai consolidate a livello europeo indicano invece che gli incidenti con feriti e danni materiali agli incroci sono diminuiti del 76 per cento e gli incidenti con feriti gravi e morti sono diminuiti del 90 per cento, con punte del 95 per cento in Francia. Questo si spiega con il fatto che in un incrocio tradizionale i veicoli entrano ad una velocità di 50 chilometri l'ora: questa velocità si dimezza nelle rotatorie.
Nella valutazione dei vantaggi non vanno però messi in conto solo i minori danni diretti ai cittadini, ma anche la riduzione dei costi sanitari dovuti all'alta incidentalità degli incroci".

Ci sono problemi che le rotatorie hanno invece acuito?
"In questo momento credo che i pedoni e i ciclisti siano penalizzati dalle rotatorie.
La posizione delle strisce pedonali troppo vicina alla carreggiata circolare mette i pedoni a rischio; ma se si allontanano troppo le strisce pedonali dall'incrocio si penalizzano i pedoni sia in termini di percorso che di sicurezza (viene meno infatti il rallentamento della rotatoria).
I ciclisti sono generalmente trattati come tutti i conducenti di altri veicoli, ma essi non hanno l'accelerazione necessaria per stare nel flusso. Anche segnare una corsia ciclabile sulla parte esterna dell'anello non è una garanzia: in Olanda hanno ormai verificato che si tratta di una soluzione pericolosa e la stanno abbandonando; i danesi invece sembrano trovarsi bene. Ho fatto questi riferimenti europei per dire che i problemi aperti da noi non hanno ancora trovato soluzione in sperimentazioni assai più lunghe".

Tutto quello che è nuovo ha bisogno di essere comunicato e diffuso prima di diventare cultura. I cittadini sono stati sufficientemente supportati con le informazioni in merito all'uso e ai benefici posti in essere dalle rotatorie?
"Ho avuto l'impressione che si sia ricorsi all'informazione... di strada: specialmente in comune di Padova, le rotatorie sono state allestite una dopo l'altra e gli utenti della strada non hanno potuto far altro che imparare al più presto. Era preferibile procedere più gradualmente? Vista l'esperienza, forse no".

C'è qualche regola culturale per il buon utilizzo delle rotatorie?
"Ho detto all'inizio che la "filosofia" delle rotatorie è quella della "guida calma". Probabilmente la prima regola culturale da imparare nelle rotatorie e poi da applicare a tutte le situazioni di guida è che l'automobile serve per muoversi e non per correre.
L'altra regola culturale che si applica nelle rotatorie e che è utile dovunque è quella di mettere sullo spesso piano tutti gli utenti della strada: tutti hanno la precedenza e tutti la devono dare. Chissà che non serva anche a far crescere in Italia la "parità" dei pedoni, troppo spesso considerati ancora degli intrusi quando camminano sulle strisce.
Infine le rotatorie ci fanno misurare anche con noi stessi: richiedono attenzione, tempestività, decisione. Sono un esame piccolo ma continuo delle nostre capacità di guida. Se una rotatoria ci "fa paura", forse non siamo così sicuri di noi stessi".

Ma i politici ed i pubblici amministratori non hanno anche loro qualche regola culturale da applicare?
"La realizzazione delle rotatorie si presenta come una grande opportunità estetica per le nostre aree urbane. Mi auguro che gli attuali pannelli bianchi e rossi che evidenziano le rotatorie siano progressivamente sostituiti non da cordoli o strisce bianche, ma ha un insieme di elementi fra i quali prevalga un'area verde trattata paesaggisticamente e che contribuiscano a dare un'immagine di unità al "crocevia". Riuso questo termine un po' vecchio, perché quasi tutte le rotatorie sono sorte proprio in antichi crocevia, luoghi di incontro e di accesso alla città. Questi luoghi sono stati "sepolti" sotto il traffico ed i semafori. Aree verdi e traffico calmo possono farli rivivere".

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